Anteprima all’ Auditorium del film documentario “Il pugile del Duce”

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Roma, 7 marzo 2017 – Alla Sala Petrassi dell’Audtorium c’è stata l’anteprima de “Il pugile del Duce”, film documentario di Tony Saccucci, scrittore e filosofo. Film, poi, distribuito nelle Sale italiane a partire dal 21 marzo in occasione della giornata mondiale contro il razzismo. Il personaggio principale è Leone Jacovacci, ma non inganni il titolo, perchè Leone Jacovacci per certi versi è stato una spina nel fianco del Duce e del Fascismo, che vedeva per colpa del pugile messo in discussione il colonialismo dell’epoca. L’idea a Saccucci è venuta leggendo il libro di Mauro Valeri intitolato “Nero di Roma” edito da Palombi, un volume di 450 pagine dove Valeri ha raccolto attraverso infinite testimonianze, compresa e fondamentale, quella di Natalie la figlia dell’ex campione, una pagina di storia non solo sportiva, ma sociale e culturale da trasmettere nelle scuole. Il libro è uscito nel 2009 e fece un certo scalpore, anche perchè Valeri aveva messo in evidenza sempre nel mondo dello sport in generale come il colore della pelle dovesse rappresentare un patrimonio e non qualcosa di negativo come aveva scritto anche in Black Italians, sua precedente pubblicazione . Bene ha fatto quindi Saccucci a riproporre con un documentario nella forma, ma come soggetto cinematografico nella sostanza il suo film. In pratica viene ripresa una parte del libro di Valeri ed è quella che racconta la sfida tra Leone Jacovacci e Mario Bosisio valevole per il titolo europeo dei medi. Un titolo importantissimo che aveva spalancato dubbi e minato certezze. Erano di fronte due grandissimi campioni di uno sport che allora aveva un seguito superiore al calcio. Nel film c’è una breve storia iniziale di Leone figlio di un italiano e di una principessa congolese, costretto a trasformazioni e a vagabondare in paesi stranieri come la Francia e l’Inghilterra, ma soprattutto dopo essere fuggito definitivamente dal collegio dove il padre lo aveva iscritto. La vita avventurosa di un giovane che divenne pugile per caso per poi diventare uno dei più grandi campioni della boxe italiana. Fanno da trait d’union al film molte fotografie e ritagli di giornali e riviste, allora si parlava molto di boxe, per arrivare al clou, se possiamo dire, allo scontro con Mario Bosisio, costretto a mettere in palio il titolo europeo dei medi dall’Ente Europeo. Quì subentra l’Istituto Luce con dei filmati eccezionali e incredibilmente ben conservati e restaurati. Vediamo i due pugili durante gli allenamenti e li seguiamo fino al fatidico giorno, il 24 giugno del 1928, dove il filmato del match tra i due diventa una sorta di flash back per farci vedere uno Stadio Nazionale, il Flaminio di allora tanto per intenderci, stracolmo all’inverosimile, circa 35mila spettatori, e lo stesso stadio oggi con le sedie vuote, abbandonato. Jacovacci e Bosisio sono due atleti eccezionali anche nel fisico oltre che nella bravura, armoniosi e possenti, la quintessenza della boxe. Le varie fasi testimoniano la durezza del match, una sorta di sopravvivenza dove si mescolano allo sport la politica e il razzismo. La mano di Saccucci, regista, è abile nel non cercare di strafare, lo fa con garbo, quasi si nasconde, dando spazio ai protagonisti e a Mauro Valeri, che ci conduce in modo sintetico ed efficace a capire quel lontano 1928 con i suoi insegnamenti utili ancora oggi, nascosti con le imprese di Leone Jacovacci, morto a Milano in condizioni modeste nel 1983 e nato a Pombo, una delle Repubbliche del Congo.

Le sensazioni della sala, quasi completamente occupata, sono scandite da qualche lacrima, da molti applausi, ma soprattutto dalla consapevolezza per alcuni di aver scoperto la boxe e conosciuto un grande personaggio. A calamitare poi la maggior parte delle attenzioni non poteva non esserci Nino Benvenuti, la cui popolarità, non accenna a diminuire, attorniato da ammiratori pronti al selfie. C’è anche un altro Nino ed è La Rocca, che forse è quello che incarna meglio lo spirito del film-documentario, essendo stato un pugile di colore che venne riconosciuto italiano dall’allora Presidente Sandro Pertini. Logicamente numerosi sono i personaggi presenti e intervenuti a cominciare dall’on. Cecile Kyenge e anche autorevoli firme del mondo giornalistico come il direttore Paolo Mieli. La Federazione Pugilistica Italiana era rappresentata da Franco Falcinelli, vicepresidente AIBA, il massimo organo mondiale e da Michela Pellegrini dell’Ufficio Stampa; mentre a rappresentare il CONI c’era il Segretario Generale Massimo Fabbricini. .

(al. br.)

 

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